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martedì, giugno 22, 2004 A proposito di neurofisiologia Non esistono concrete testimonianze circa i contatti fra il Maestro e Libet, restano tuttavia aperte tracce del secondo negli studi neurofisologici del Primo. Di Libet, Brian Cock ricordava la genuina semplicità degli esperimenti, l'efficacia derivante dall'applicazione di procedure tutt'oggi valutate come rivoluzionarie, benché perfettamente effettuabili almeno cinquant'anni prima. Lo studio delle aree cerebrali, in particolare della corteccia cingolata, spinsero il Maestro allo studio sistematico della neurofisiologia sperimentale, convincendolo a lasciare coincidere quanto evinto dalle analisi filosofiche con quel che si profilava manifestarsi come la frontiera scientifica più ardua. Non asettico materialismo, bensì strenua ricerca del fondamento psico-fisico alla base di una qualunque metafisica possibile. Tenace, nobile et prodigioso il tentativo di sostituire all'obsoleta asportazione del corpus collosum nei casi di epilessia, la somministrazione di particolari farmaci. Tentativo più avanti confermato da quella stessa classe oscurantista che del Mestro non rese mai merito.
postato da: brianco | 15:32 | commenti (6) venerdì, maggio 14, 2004 Ancora fosche ombre all'orizzonte dell'oscurato sapere Vicenza, da sempre amica e a noi vicina in forza di uno dei massimi circoli per la diffusione del pensiero cockiano, rivelossi infine nutrice et allevatrice indomita di serpi in seno, in particolar d'una che di veleno sembra non esser affatto scevra. Marco il suo nome, ignoto il cognome, percorre nella più obsoleta delle tradizioni oscurantiste la mulattiera fangosa et instabile dell'illazione infondata. Sostiene a diritto, il nostro ormai beneamato et fedele Albertaccione, che le invettive conduconsi di talento, d'argomenti e di prove, non di scellerato delirio. L'adamantina conclusione cui noi tutti ad un sol grido siamo levati ad enunciare di veeemenza, è sdegno, raccapriccio, abominio. Morte all'oscurantismo! Semper! Attendiamo dunque celermente et a braccia aperte (ché di tolleranza e rispetto siam sempre carchi nonostante le continue insinuazioni) la replica del Marco di Vicenza, lesti a darne tosto pubblica et repentina esegesi. In attesa, La Redazione postato da: brianco | 15:54 | commenti (3) mercoledì, maggio 05, 2004
"Mettetemi pure in croce, non avrete mai la mia testa!" queste le toccanti parole che il Maestro pronuncio' per due volte nel corso della sua vita.Riportiamo una parte dell'articolo pubblicato sul "Reader's Digest" nel 1986. [..] Abbiamo incontrato Jonathan H.Cock, amato nipote del filosofo nella sua fattoria a Rumford, nel Maine (USA), e gli abbiamo chiesto di parlarci di suo nonno, della sua relazione con lui e di come, ancora oggi, il postino recapiti lettere piene d'odio provenienti da tutto il mondo, opera di squallidi mercenari della cultura, universitari arrivisti, cattedratici oscurantisti, baroni del sapere, preti. "quella della croce e' stata una frase che tocco' molte persone" racconta Jonathan,"la prima volta che disse una cosa del genere fu negli anni della scuola preparatoria, quando i professori obbligarono l'ancora giovane Brian a recitare la parte di Cristo durante la recita di Pasqua pur conoscendo il suo gia' maturo e consapevole ateismo" gia' conosciamo l'amore del Maestro per il teatro "Mio nonno accetto' la parte di malavoglia ma si rifiuto' di indossare la corona di filo spinato durante la rappresentazione, preferendo indossare un casco da motociclista, cosa che fece arrabbiare non poco i prelati tra il pubblico e in generale i buoni benpensanti cattolici." Jonathan si mette a ridere "la seconda volta, piu' celebre, fu durante il convegno di Amburgo, celebre per essere stato teatro della presentazione dell'opuscolo "Dialogue between a monkey and a priest", quando mio nonno fu attaccato dalle piu' alte personalita' ecclesiastiche Tedesche, accusato di blasfemia, prontamente ed ingiustamente scomunicato dal Vaticano, e preso come plateale esempio per giustificare le nuove proposte di legge per l'introduzione della pena capitale per i colpevoli di cattivo gusto e bestemmiatori". Jonathan Cock sospira "e' inutile ricordare il rapporto di reciproco rancore che lo legava al mondo ecclesiastico, rapporto che infine si inaspri' ulteriormente a seguito del seminario che si tenne a Londra sei anni dopo intitolato " If there's a god above it's not my fault"[..] quando un gruppo di circa sessanta parroci e chierichetti cerco' di linciare il Maestro, riuscendo solo a danneggiare un prezioso affresco del McLock, a buon esempio per i posteri"..[..]. postato da: brianco | 13:43 | commenti (5) venerdì, aprile 30, 2004
il giovane Cock (centro) durante la recita scolastica "le tre vedove e il marinaio", opera ispirata a Hegel. postato da: brianco | 16:00 | commenti (7) giovedì, aprile 29, 2004 Insistenti et penetranti si palesano le richieste di delucidazioni circa l'amara e preoccupante interpretazione riduzionistica della mente offertaci dal Maestro nell'opuscolo allegato alla prima edizione de ''Don't Pull if the sign says Push:everyday's problems inside and out of our minds"(ed. United Press, DC, USA 1936)'', intitolato ''The free will versus the freedom of Bill''. Come noto, il testo si presentava come un'apologia del detenuto Bill MacDullington, condannato all'ergastolo negli istituti correzionali della Virginia dl Nord. Poiché il caso presentava smaccate connotazioni e perversioni politiche, cui non vogliamo in questa sede dare voce alcuna, e poiché la vicenda coinvolse direttamente l'attenzione del Maestro, l'opuscolo èda considerarsi come un piccolo manifesto contro il sistema giuridico americano dell'epoca, abilmente mascherato da diatriba circa il libero arbitrio. Passando in rassegna le diverse tematiche scaturentesi dal contrasto fra una visione scientifica del mondo (promotrice in sé di un'idea deterministica dell'universo et, quindi, dell'agire umano anche in senso etico) e la tuttora oggi irriducibile convinzione della libertà dell'azione, il Maestro abbraccia, senza dubbio alcuno, una posizione che potremmo affiancare alle forti conclusioni viennesi del Circolo o, in chiave ancora più moderna, al realismo naturalistico di Quine. Come legittimare allora, e qui nasce il problema, il ricorso ad un elemento come il Tuttuno, da sempre nocciolo fisico, metafisico e in un certo senso etico dell'opera cockiana? Come conciliare cioè una posizione tanto fortemente riduzionistica, materialistica e realista con un elemento da sempre caratterizzato come 'al di là' del dominio dlle scienze naturali stesse? Ci concediamo di lasciare aperta la domanda, in attesa delle Vostre considerazioni. La Redazione postato da: brianco | 20:39 | commenti (2) venerdì, marzo 26, 2004 Rispondiamo volentieri alla mail inviataci dal Sig. Fazio di Piacenza che ci chiede quale sia l'opera del Maestro alla quale siamo piu' affezionati. Caro Sig. Fazio, non e' certo cosa facile ne' problema di immediata soluzione l'indentificare in un corpus di opere cosi' ampio ed eterogeneo quale quello del Maestro uno o piu' studi ai quali siamo maggiormente legati. Lei sa bene che gli studi di Brian J.Cock spaziano dalla Filosofia alla Medicina, dalla Matematica alla Fisica (ricordiamo che ormai il Maestro e' universalmente riconosciuto come uno degli ispiratori della Fisica Quantistica), dalla Storia del Teatro Greco (altra grande passione) alla Semiologia fino, cosa che non in molti sanno, allo studio di danza classica. Come potremmo, tra tante perle, cogliere la piu' luminosa? come potremmo tra tante rose, scegliere la piu' profumata? Si immagini che dopo anni di ricerche , studi , codificazioni, solo in nome della passione per le opere del grande genio, studiosi di tutto il mondo si sono trovati daccordo nell'identificare il numero dell'ammontare degli scritti, trattati e studi del Maestro tra 850 e 900. Scritti, lettere, articoli dei quali non si sospettava l'esistenza, vengono ancora trovati in varie zone del globo. E quasi tutti, tranne qualche apocrifo, si rivelano essere stati concepiti proprio da Cock. Ma ci stiamo dilungando, e non stiamo dando risposta al Suo cordiale quesito. Se pure, come Le abbiamo spiegato, non siamo in grado in tutta onesta' di indicare un'opera favorita, non vogliamo altresi' perdere questa occasione di segnalarLe "Don't Pull if the sign says Push:everyday's problems inside and out of our minds"(ed. United Press, DC, USA 1936) trattato di filosofia della mente e psicologia. Una vera perla. Partendo da un semplice presupposto (come reagirebbe un individuo se la porta del proprio ufficio cambiasse ogni trenta minuti, ed in modo completamente casuale, la direzione di apertura ed insieme ad essa la targhetta con le istruzioni a proposito?) il Maestro dimostra come il carattere dominante X (dove X e' abitudine) e Z(che chiameremo fattore "pazienza") siano inequivocabilmente collegati. Z=X+S (dove S e' stress , come lo chiameremmo oggi) ma X-S non da Z. Da qui una serie di innovative idee sulla possibile applicazione dell'intelligenza artificiale (i primi studi risalgono a quel periodo) a varie attivita' della vita di tutti i giorni. Con questo La salutiamo e speriamo di ritrovarLa presto su questo Blog. La redazione postato da: brianco | 16:17 | commenti (7) Messaggio ai lettori e agli scettici Intravediamo scetticismo, blande insinuazioni ed ironiche contestazioni circa l'autenticità dell'opera cockiana. E' ancora una volta Nostro compito promuovere un messaggio cui affidare l'intera Nostra energia. Se da un lato il Nostro piccolo blog non è altro che una docile isola inoffensiva ove poter liberamente dibattere senza le pretestuose diffidenze accademiche, vero è che tale isola non è immune alle consuete resistenze offerte dai più, la massa amorfa ed ignorante. Il compito del blog è quello di concedere uno spazio libero, aperto e lungimirante a coloro che traggono piacere dalle opere del Maestro. Certamente il Nostro contributo è niente altro che un piccolo omaggio ad un grande genio, senza la velleità di poterlo dominare o risolvere, né tantomeno interpretare con la dovuta chiarezza. Ci sforziamo di diffondere amatorialmente quel poco che Ci è dato di comprendere, quello che Ci pare degno di nota, consapevoli fin troppo di essere fraintesi, oppure in manifesto errore. Ma è evidente che ben altri sedi, ben altri ed eterogenei studi hanno il dovere e il compito di affrontare sistematicamente l'opera di Cock, analizzarla, valutarla con coerenza et cetera. Se ogni tanto amiamo 'giuocare' un poco con la storia del Maestro, è solo per mostrare quanto sia indegno tentare di avvolgerla nel mistero. La Nostra allora è a volte una caricatura, a volte un'ironica beffa dell'ignoranza accademica, a volte una cogente e puntuale osservazione circa i temi e le vicende che riteniamo più suggestivi, più attuali, più compatibili con l'attuale corso degli eventi mondiali. Possiamo sbagliarCi, è indubbio, ma sta ai lettori più esperti capire quali siano i limiti della nostra avventura, intrapresa sotto il vessillo della più genuina umiltà. Non se La prendano i moralisti, né gli esperti conoscitori del Maestro. Il Nostro fine è il Vostro: abbattere, anche se per vie talvolta bizzarre e curiose, e forse proprio in questo più affascinanti e persuasive, le paure legate alla scoperta di un pensiero, quello di Cock, innescate da troppo tempo a danno degli studiosi. Ribadiamo il nostro grido con rinnovata lena: morte all'oscurantismo! La Redazione postato da: brianco | 14:54 | commenti lunedì, marzo 22, 2004
ringraziamo Sir Robert Dowson per averci permesso di pubblicare questa preziosa immagine. postato da: brianco | 17:11 | commenti (2)
In questa foto: padre Antony e giovani catechiste cercano di impedire l'ingresso al seminario su "The core of Thoughts: peaches and other stuff", filosofia del pensiero occidentale. New York 1936 postato da: brianco | 16:58 | commenti venerdì, marzo 12, 2004 Riceviamo e pubblichiamo: Premetto che la mia non vuole essere una critica. Affermare che non è possibile essere consci dell'"essenza" di tutto ciò che ci circonda,non è una tautologia? Poi,una curiosità:ho visto che il libro è stato pubblicato nel 1952,quindi considerando che la stesura possa essere stata completata in massimo 4 anni,è possibile che Cock abbia paragonato gli effetti nefasti a cui porta la fame di conquista conoscitiva agli effetti che hanno portato alla paranoia statisti un po troppo pretenziosi e ambiziosi dei tempi della gioventù di Cock come Hitler e Stalin? PS:sono tornato,volevo solo aspettare un post dove le mie poche conoscenze mi avrebbero potuto permettere di lasciare un post adeguato! Fracicone (http://fracicone.splinder.it)Risposta: Caro Fracicone, innanzitutto La ringraziamo della Sua graditissima partecipazione attiva alle nostre discussioni. Ci permettiamo di segnalarLe che non si tratta affatto di una tautologia, ad onor del vero non si tratta affatto di alcuna figura retorica. Probabilmente Lei intende la piuttosto scontata ed evidente conclusione cui la frase tenta di dare espressione, cosa che la rende, forse, apparentemente ridondante e superflua. Ma, Le domandiamo, quanti realmente hanno piena coscienza dei limiti umani? E' davvero tanto superfluo ribadirne l'esitenza? Per quanto concerne la Sua domanda circa la possibile ispirazione del Maestro alle poco precedenti catastrofi operate dai da Lei richiamati regimi, purtroppo non siamo in possesso di alcuna chiara documentazione in merito. Che il Maestro possa essere stato anche solo in parte 'toccato' dallo scempio umano di quegli anni è indubbio, ma fino a che punto ciò abbia determinato l'incedere della Sua opera, non ci è dato sapere. Ci riserviamo tuttavia di lasciare aperta la Sua intelligente domanda, augurandoci di poter presto coglierne i frutti. Con i migliori saluti, La Redazione postato da: brianco | 16:22 | commenti (2) Il tempo è galantuomo perché uguale per tutti Di tempo ne abbiamo deliberatamente lasciato scorrere a sufficienza per dar modo ai lettori di ponderare con le debite cautele le parole di Padre Franco. Giunto infine è il momento di concedere a noi stessi lo spazio per una replica, dopo aver dimostrato fin troppa signorilità nell'ostentare un coraggio e una decenza che come vede, caro Padre, certo non ci mancano. Ricordiamo con fin troppa amara chiarezza le oscene e oziose polemiche che, molto tempo prima delle Vostre (che ad onor del vero si palesano di lega ben più infima), innescarono quella formidabile tenzone teologico-morale fra il Nostro e gli irriducibili Blackfriars di Montreal. Non è sana abitudine accademica dedicare energie preziose in favore di simili bassezze, contra ignorantia non valet argumentum, a maggior titolo se covate e svezzate in seno ad una terra (quella delle province fiorentine più orientali) tanto soave ed esteticamente magnificente quanto bigotta e culturalmente assestata su ristagnanti posizioni oscurantiste. Del resto, le parole cui affidate le Vostre sterili invettive non meritano altro che una docile carezza di umana comprensione, la medesima che offriamo agli stolti e ai miserabili di spirito, vittime piuttosto che carnefici di un'ipocrita e bigotta idiosincrasia verso tutto ciò che rappresenta il nuovo, il diverso, finanche il giusto. Caro Padre Franco, La invitiamo comunque a prestare più attenzione all'operato dei suoi confratelli, poiché la recente segnalazione di un Nostro giovane lettore che preferiamo, almeno per il momento, lasciare anonimo onde fugare la possibilità di infantili repressioni, riporta un'interessante testimonianza di alcuni abitanti della località Il Saltino (non lontano dalla Vostra curia). Vi si riporta come il da Voi citato Padre Michele sia dedito ad una deprecabile scelleratezza tipica degli infanti, cioè la tortura degli animali. Secondo quanto riportato, il non più giovane prelato sarebbe solito flagellare i cani randagi della zona brandendo un nodoso randello di faggio. Poiché non siamo certi dell'attendibilità della segnalazione, quanto non lo siamo della purezza spirituale dei Suoi colleghi, La invitiamo a verificare quanto prima la situazione, anziché sprecare il suo tempo in volgari tentativi di macchiare d'inesistenti onte l'opera del Maestro. La Redazione postato da: brianco | 15:53 | commenti martedì, marzo 09, 2004 Riceviamo e pubblichiamo: La Curia di Pontassieve(FI), padre Michele e tutti i cittadini di Reggello inorridiscono e si oppongono alla promozione e divulgazione di inaccettabili postulati di cui questo sito web si fa campione. Al fine di cancellare una volta per tutte la presenza di questo materiale pornografico su pagine internet nelle quali potrebbero imbattersi i nostri (e i vostri) bambini, Padre Antonio si sta adoperando in una raccolta firme presto la chiesa di S Saverio a Pontassieve. Ci appelliamo al senso del pudore dei cittadini tutti, credenti o meno. ( abbiate il coraggio e la decenza di pubblicare questo messaggio). Fermiamo il mostro millenario della indecenza. Fermiamo i divulgatori del falso sapere che fanno di Brian J.Cock proprio idolo bestemmiatore. Padre Franco-Pontassieve. postato da: brianco | 17:37 | commenti (5)
postato da: brianco | 17:10 | commenti (3) sabato, marzo 06, 2004 "A volte è necessario concedere all'immensità delle cose il carattere dell'invulnerabilità, deponendo le vanagloriose pretese conoscitive cui l'umano s'affida senza posa dal suo primordiale gemito in terra. Cedere alla tentazione autocompiacente di elevarsi a sommi conoscitori dell'universo significa perdizione, vertigine, smarrimento inelluttabile. La brama di conquista degenera spesso in catastrofiche disfatte, in ossessioni, in fobie. Quel che possiamo offrire sono modelli, chiavi d'interpretazione delle sole cose di cui abbisognano le nostre duttili menti, generalizzazioni adatte all'umano incedere, nulla di più. Che questo nulla ci sia sufficiente, sia la nostra sola meta, ché di più non c'è concesso." B.J.Cock, Me, myself and I: the striking evidence of my human limits, Southern Kelga Press, 1952, p.105 postato da: brianco | 14:40 | commenti (2) domenica, febbraio 29, 2004 In occasione dei primi trent'anni dall'uscita del celebre opuscolo ''G versus E, What's on about Good and Evil'', testo immediatamente precedente al successivo e più imponente ''Good and Evil Beyond The Bog's Window: Sit down and Purify'', ci concediamo una breve parentesi per ricodarne e celebrarne una fondamentale tesi. Allorché il Bene non possa sussistere autonomamente, quindi al di là del Male, l'esistenza del secondo non è tuttavia determinante e sufficiente per il mantenimento del primo. Se persiste, certo, un legame pressoché indissolubile e simbiotico far i due poli, tale che comunemente l'uno è toto coelo associato all'altro, le loro rispettive esistenza, permanenza ed essenza non sono riducibili a loro stessi. E' esattamente a questo punto che Cock introduce un elemento che segnò immediatamente il distacco dalle consuete concezioni etiche e religiose in materia di Bene e Male: l'elemento del cosiddetto Terzo collagene (The Third Element: the E And G glue), metaforica espressione della matrice originaria e ultima del Bene e del Male. Fra immanenza e tascendenza, fra quelle che cartesianamente definiremmo come materia estesa ed inestesa, in una sintesi che supera e trascende i consueti legami fra reale ed irreale, il Collagene si manifesta e si palesa nell'eterno scambio fra Bene e Male, definiti magistralmente come le rotte impresse all'esistenza universale degli esseri e dei corpi (attribuendo così all'intero mondo fisico, dunque anche alla parte inerme, quelle accezioni 'benigne' e/o 'maligne' usualmente relegate nel limitatissimo ed antropocentrico campo etico), presentandosi come principio e fondamento indispensabile al concretarsi del loro stesso scambio. Ascoltiamo con piacere i Vostri pareri al riguardo In ultima istanza ci sembra doveroso riocordare un aneddoto legato alla trattazione del Terzo Elemento, durante gli anni di Montreal, quando il Maestro conobbe direttamente le peggiori manifestazioni di quelle che fino ad allora non erano sembrate altro che impalpabili e deboli contestazioni politiche. L'allora rettore della Saint Paul's Philosophy Academy, la cui aula magna fu eletta a sede del primo dibattito pubblico circa The Good and The Evil, dando vita ad un ciclo di conferenze che di lì a poco percorse qualcosa come ottantadue diverse città, s'incaricò personalmente di provvedere alla sistemazione alberghiera del Maestro, intuendone con grande diplomazia il prestigio e l'importanza. Dopo aver prenotato la più costosa camera d'albergo della città, l'associazione dei genitori degli studenti, mossa a far battaglia dalle arringhe oscurantiste della curia locale (immediatamente contraria ad accettare le tesi nuovissime e pesanti del Maestro), minacciò di ritirare ogni studente dall'istituto, contestando la scelta di spendere i fondi universitari per un personaggio tanto contestato dalla Chiesa. Venuto a conoscenza del fatto, Cock si presentò alle porte della cappella adiacente all'università domandando asilo per la notte. Il giovane sacerdote di turno quella sera, non conoscendo il volto di chi gli si parava innanzi, accolse di buon grado la sua richiesta, disponendo una branda e delle coperte nella propria camera da letto. I due parlarono tutta la notte, e quando all'indomani il Mestro rivelò infine la sua reale identità, il sacerdote non poté fare a meno di domandare perdono per la bigotta ignoranza dei propri fratelli, persuaso che uno spirito tanto elevato non potesse che essere benigno. Il sacerdote fu invitato al dibattito, il Mestro restò ospite della cappella fino alla fine della prima settimana di conferenze, inaugurando così quei ''Dialogues with a religious friend'' che dopo alcuni mesi furono pubblicati in edizione limitata alla città di Montreal, come insegnamento propedeutico alla tollerenza e alla capacità di saper ascoltare il prossimo. Understanding is the only way to survive. B.J.Cock postato da: brianco | 16:59 | commenti (4) giovedì, febbraio 26, 2004 Pare che le poche informazioni sulla semi sconosciuta forma di nanismo puerile di cui soffri Brian J.Cock fino all'eta' di 14 anni, in seguito dallo stesso Maestro lungamente studiata, abbia suscitato una certa curiosita'. Questo ci da lo spunto per dare presto inizio ad una rubrichetta medica, curata per la Redazione dal Dott Ignazio Furio (egli stesso grande cultore di Cock), che ci dara' la possibilita' di discutere sugli studi medici del grande Maestro. La Redazione postato da: brianco | 17:41 | commenti (4) Brian J.Cock,13 anni, in una rara immagine. (collezione privata del Duca di Tarfussa-NC- published postato da: brianco | 12:14 | commenti (8) mercoledì, febbraio 25, 2004 riceviamo e volentieri pubblichiamo Cara Redazione, il mio piu' sentito ringraziamento per il comunque tempestivo intervento. Per quanto posticcio e abustato possa suonare, avete la mia gratitudine. Aveva ragione nell'essere sicuro che gia' da oggi le cose sarebbero cambiate: vi basti sapere che questa mattina tutti i docenti mi hanno rivolto un cordiale saluto (in qualche occasione anche una inopportuna se pure amichevole pacca sulla spalla e/o ganascino della Nonna), il bidello mi ha garantito un sicuro e pronto accesso ai vespasiani evitando cosi' ulteriore tormento alla mia gia' esausta vescica e, grazie a Dio, il caffe' ha ripreso il suo aroma originale. Con il vostro permesso non vorrei pero' dilungarmi in ulteriori commenti riguardo il servilismo ipocrita dei docenti della Facolta'; vi pregherei di avere invece la compiacenza di dare inizio ad una sicuramente interessante discussione/dibattito su temi quali "il Buono e il Cattivo" , "il Tutt'Uno" o se quant'altro vogliate. Aspetto la vostra missiva in trepidante attesa.. Vostro Francesco Panichi-Pisa
postato da: brianco | 10:32 | commenti lunedì, febbraio 23, 2004 Brian J.Cock, 15 anni. postato da: brianco | 14:48 | commenti (2) Riceviamo e pubblichiamo Gentilissima Redazione, sono uno studente di Filosofia della Mente attualmente iscritto al quarto anno alla Normale di Pisa. Oltre a farvi i miei piu' sinceri complimenti per il vostro bellissimo sito vorrei raccontarvi un avvenimento che sono sicuro troverete interessante e certo sintomatico della attuale pochezza degli accademici italiani: circa una settimana fa, a termine di un non proprio illuminante seminario su Nietzsche e i suoi poco conosciuti studi sul Ursprung der Semenzellen mi sono fermato a parlare con il Professor ***** ,cattedratico di Filosofia Moderna all'Universita' di *****. Dopo aver chiesto inutili e imbarazzanti chiarimenti sull'opera del Semenzellen e bevuto un amarissimo caffe' al bar della facolta' mi sono azzardato a chiedere una sua opinione sul lavoro svolto da Brian J.Cock durante gli anni di Montreal e la sua teoria del Buono e Cattivo (naturaliter sto parlando di Brian J.Cock "Good and Evil Beyond The Bog's Window : Sit down and Purify",Ed.Philo Pedos, Montreal,1945, chiaramente non tradotto in Italia). Non l'avessi mai fatto: un indescrivibile imbarazzo e un "certo certo,ora purtroppo ho degli impegni, mi dispiace givanotto, intanto si legga "Del Dove e del Quando [..] ", il mio nuovo libro, solo 36 euro, lo trova in libreria, mi stia bene" Pare che questo bel Professore abbia richiesto le mie generalita' presso la segreteria del Rettore e abbia inviato a tutti i docenti una lettera confidenziale ove si invita alla massima severita' nei miei confronti durante gli esami ancora da sostenere. La prego: avendo intuito che Lei e' un ex cattedratico di notevole importanza (credo di non sbagliarmi) ed un premiato autore, voglia intercedere a mio favore ed in nome di tutti coloro che non accettano questo squallore accademico in Italia La ringrazio moltissimo, spero in un suo celere intervento e risposta. Veritas laborat saepe, exstinguitur numquam.. Francesco Panichi -Pisa Risposta: Pregiatissimo Panichi, le dobbiamo innanzitutto la nostra più celere e sincera apologia per il ritardo con cui ci accingiamo a commentare lo spiacevolissimo episodio occorso a danno della Sua persona. Di siffatti accadimenti, ozioso ricordarlo, è piena la storia. Vittime del bullismo, dello scherno, dello strozzinaggio da parte dei baroni del sapere, studiosi di ogni epoca infine regalarono ingloriosa resa al demone che più d'ogni altro avvelena ancor oggi le marce vie della cultura mondiale, l'oscurantismo. Ci gonfia di maledetta tristezza giungere alla conoscenza della Sua attuale situazione, ma non ha motivo, ci permettiamo di confidarLe come docili padri ad impauriti figliuoli, di lasciare che le lusinghe della paura omertosa La persuadano ad abbandonare la via maestra che ha intrapreso. Poiché ci si palesa innanzi un cristallino acume intellettuale promosso da una spiccata perspicacia che Le ha rivelato infine l'identità di Chi Le sta ora rivolgendo verbo (ha colto nel segno, figliolo, intuendo i Nostri trascorsi nel coacervo ipocrita dell'università italica, ipostatizzazione nefasta e istituzionalizzata della cosiddetta "cultura") siamo al fine lesti alla chiamata, e tosto C'imponiamo di partecipare direttamente alla Sua tragedia. Premettendo che il da Lei citato "Del Dove e del Quando" già da molte settimane ha acquisito il diritto di assolvere al ruolo di pareggia-gamba-del-tavolo-nel-soggiorno-della-mia-villa-ad-Amalfi, Le sconsigliamo di appellarsi per le questioni che concernono il pensiero di Cock alla irritante faciloneria e sprezzante inadempienza di simili figuri. Conosciamo altresì più che bene il Signor (non è Nostra creanza adoperare il titolo di Professore con la medesima facilità cui il Ministero si adagia nel concederlo a chicchessia) *****(solo una fede spassionata e genuina nel rispetto della persona C'induce ad omettere il nome di costui), e fra le più audaci sconsiderataggini da lui condotte vi è la mai sufficientemente rimproverata adesione a quel movimento che fin dagli inizi pose freno e gettò infamia sul Maestro e su tutti coloro che, Noi stessi compresi, ne intrapresero un'autentica e sincera promozione. Se da allora nulla o poco è cambiato circa la diffusione e la stampa del pensiero cockiano, a consolidarsi e ad affermarsi sono state invece le iniziative rigurdo la tutela dei più deboli e giovani studiosi del Beneamato Professore. Conserviamo tuttora i Nostri contatti, anzi essi rinvigoriscono giorno per giorno, in un crescente e poderoso risorgimento della filosofia cockiana. C'impegniamo ad inoltrare le Nostre più vive raccomandazioni a chi di dovere, affinché non Le accada di sopportare nuovamente simili angherie di così bassa levatura. Prima di poter avviare assieme a Lei un dibattito circa la teoria del Buono e del Cattivo, è per Noi vitale venire a conoscenza degli ultimi sviluppi riguardo la Sua situzione pisana. Siamo certi che da domattina le cose per Lei cambieranno, Ci tenga pure aggiornati. Qui gladio ferit gladio perit La Redazione postato da: brianco | 13:34 | commenti (2) mercoledì, febbraio 11, 2004 Riceviamo e pubblichiamo Ho dato un'occhiata al suo blog,ma non sono ingrado di dare un giudizio,ne tantomeno di intervenire(e non sa quanto possa dispiacermi)su questa tenzone filosofica tra lei e il professor Gardini. A tale proposito mi sorge una domanda,proveniente dalla mia nulla conoscenza su questo filosofo:"l'ignoranza può essere considerata parte del tutto?" Non so se sia esatto porre la domanda in questa maniera ma non avendo conoscenze necessarie né tantomeno sufficienti,e desiderando una risposta ostinatamente,la pongo lo stesso,spero di ottenere una risposta FraciconeRisposta: Gentile Fracicone (perdoni l'epiteto ma non disponiamo d'altro che di questo per nomarla), evidentemente anche Lei come moltissimi è vittima innocente del deprecabile oscurantismo ai danni del Professor Cock, nella misura in cui ne ha palesato una completa non conoscenza. Compito del nostro Blog è di celebrare colui che fra tutti infine impresse alla filosofia scientifica moderna quella spinta entusiastica e decisiva che, fin dalle prime battute della seconda metà del secolo scorso, la consacrò a scientia maxuma. Prossimamente, tuttavia, dedicheremo maggiori spazi anche alle attività collaterali che caratterizzarono il percorso umano e didattico del nostro amato cattedratico, quali la medicina, la fisica e la matematica. Apprezziamo il suo interesse degno di un intelletto mai domo e avido di nuova linfa. Citando il Gadamer: quantum nescio... In chiusura siamo ancora debitori verso di Lei di una risposta, quantomeno di un parere circa la callida domanda postaci con tanta chiarezza. Ebbene, trattandosi di un argomento particolarmente ostico (si figuri che i sentieri interrotti di Heidegger sono stati paragonati dal Bronchi come "un'autostrada a quattro corsie dritta come un fuso rispetto alla teoria del Tutt'Uno di Cock") non possiamo che limitarci ad una brevissima et succinta considerazione. L'ignoranza rientra fra le categorie morali che Cock evidenziò durante le proprie indagini antropologiche nel periodo di Budapest (anni Quaranta). Già da allora il germe della definitiva tesi sul Tutt'Uno aveva contaminato irreversibilmente i processi sinaptici del Maestro, indicandogli che una giusta posizione delle suddette categorie morali avrebbe in seguito trovato la giusta collocazione all'interno della superiore categoria dell'Uno, nell'eterna fusione simbiotica col Tutto. Dunque, non potendo darLe in questa inappropriata sede le dovute spiegazioni, ci limitiamo a dare senz'altro risposta positiva al suo interroggare. Peregrino e mesto fugge il filosofo, diceva una volta il Recenti. Ci auguriamo di aver recato ristoro e un poco di calore a quel filosofo che è in Lei. La redazione postato da: brianco | 14:45 | commenti (2)
ecco una foto ritraente il piccolo Brian J.Cock (primo sulla destra con i calzoncini corti) durante la processinoe di pasqua. Di famiglia non troppo religiosa, il giovane Brian si divertiva insieme ai compagni di gioco con agguati a bastonate ai danni dei piccoli chierichetti. Sebbene questa non sia una delle piu' citate note biografiche ci sembra corretto dividere tutti i risultati dei nostri studi, in barba a tutti gli accademici che ritengono puerili episodi come quello di cui sopra non degni di menzione. postato da: brianco | 13:30 | commenti (3) martedì, febbraio 10, 2004 Riceviamo et pubblichiamo: Gentile Redazione, Sono un professore di filosofia ormai in pensione da quasi 15 anni. In questi anni di solitudine e ozio forzato mi sono dilettato nello studio dell'opera di Cock e, sebbene da sola la teoria del "tutt'uno" sia quanto di piu' esteso e omnicomprensivo possa essere prodotto da un solo illuminato intelletto, credo di aver approfondito l'argomento in modo talmente esaustivo da decidere di misurarmi nello scrivere un saggio critico a proposito. Purtroppo i miei sforzi non hanno prodotto risultati piacevoli ai palati della massonica e oscurantista editoria internazionale e dopo tanti tentativi , ho del tutto rinunciato a spedire i miei manoscritti. A questo proposito mi rivolgo a voi: vorreste commentare una mia piccola frase, nella quale credo di aver trovato il sunto della opera del "tutt'uno" di Brian J.Cock:
" nel tutt'uno l'uno e' tutto e tutto e' tutto benche' uno"
So gia' che il postulato incorrera' nelle vostre critiche, ma abbiate la compiacenza di misurarvi in una adeguata analisi e confutazione se mai la troverete. Cordialmente vostro, Prof. Antonio Maria Gardini Risposta: Dai primordi della società, la caratteristica umana forse più detestabile è la presunzione. Non vi è certo il bisogno di rievocare alle memorie la celebratissima 'ubris' della Grecia antica, sapidamente tradotta dall'altrettanto efficace vocabolo italiano 'tracotanza', né è necessario ricordare le nefaste conseguenze cui andarono incontro tutti coloro (nessuno escluso) che l'abbracciarono senza ritegno. La 'tusis', affascinante quanto sanguinaria punizione divina piombata dal cielo sul capo dei tracotanti, non solo delimitava i confini invalicabili dell'umano agire, ma costituiva un deterrente eccezionale contro la provocatoria arroganza degli stolti. O tempora o mores, colpa di una civiltà rammolitasi nelle blande e fumose chiacchere della cosiddetta democrazia, in realtà sfrenata illusione occidentale impostata per intiero su false promesse di benessere e sconcertanti abissi culturali, non è più possibile sperare in un'adeguata pena per gli sfacciati, gli arroganti, i tracotanti e chiunque altro abbia libero accesso al lancio di calunnie e scriteriate considerazioni mendaci. Gentile Prof. Gardini, non siamo soliti aggredire con siffatte veemenza e indignazione coloro cui sempre diamo volentieri ascolto, tuttavia la sfacciataggine con cui Lei presume di aver domato tesi e contesti che hanno dato filo da torcere alle massime autorità scientifiche dello scorso secolo ci getta in un'angoscia straordinaria e non voluta. Come è possibile, le domandiamo con retorica palese, che il Tutto sia Tutto benché Uno? Il Tutto è Tutto proprio perché Uno, e in esso trae la sua stessa ragion d'essere. Si vergogni, soprattutto si vergognino coloro che hanno permesso che il suo nome fosse indebitamente preceduto dal titolo di Professore. Non si azzardi mai più ad accostarsi al pensiero del Maestro con una simile sciatteria. Non licet omnibus adire Corinthum... La Redazione postato da: brianco | 17:44 | commenti (4) Domanda : Sto cercando informazioni sulla teoria del "tutt'uno" di Brian J.Cock per la mia tesi di laurea. Non riesco a trovare una bibliografia adeguata. Potreste darmi un po' di informazioni sulla teoria stessa e qualche testo di riferimento? Grazie mille. Stefano Biocco- Savona Risposta: gentile Stefano, abitualmente sconsigliamo la stesura di tesi riguardanti le teorie del maestro. Comprensibile e inevitabile l'interesse accademico per le suddette, ma estremamente complessa et ardua la comprensione del loro significato. Il lavoro richiederebbe ben più di una semplice tesi (senza voler sminuire in alcun modo il cammino che ti accingi ad intraprendere). Tuttavia, non potendo esimerci dal donare pace alla tua quaestio, ti suggerisco di cominciare dai testi più semplici, le cosiddette Nugae Cockiane (Cock's 'Nugae'), fascicoli introduttivi al pensiero del Tutto e dell'Uno, comprensivi di una indispensabile raccolta degli esercizi spirituali del Maestro per la preparazione al ben più ripido percorso del Tutt'uno. Trattandosi di un'edizione piuttosto rara (in Karlqvist,Y.U.,1922, Stockholm: Karlqvist International)puoi tentare di reperire un affascinte opuscolo dello stesso B.J.Cock, di appena due giorni precendente alla conferenza storica del 1923 a Varsavia (B.J.Cock, The quantum theory in the Manchester United brains, tr.in italiano di Alfonso Maria Sapputi, La teoria dei quanti nei cervelli del Manchester United, edizioni il Gatto, 1946, Lecce), un esilarante indagine sui processi cognitivi degli eroi del calcio, sport che come ben sai il Maestro preferiva perfino al cricket. Dietro ai comici tentativi dei giocatori di risolvere complicati integrali, la sapiente analisi del Maestro sulle peculiarità cerebrali indispensabili per la trattazione del problema cosmico del Tutt'uno. Per il momento riteniamo che queste brevi indicazioni bibliografiche siano un ottimo punto di partenza per il tuo lavoro. Tieni tuttavia presente il consiglio di desistere dall'inumano compito che ti sei prefisso di svolgere (una leggendaria impresa di Sisifo). Non te la prendere, meglio una tesi su Hagel, molto più semplice e di più sicuro successo...Ad impossibilia nemo tenetur. Con i nostri migliori saluti, La Redazione postato da: brianco | 11:55 | commenti lunedì, febbraio 09, 2004 Riceviamo e pubblichiamo: Gentile Redattore di www.briancock.splinder.com, parole non riescono a spiegare la sorpresa e il piacere di vedere che anche in Italia, anche se ancora a livello underground, persone come lei si impegnano a divulgare informazioni su un personaggio tanto importante quanto ingiustamente relegato in una situazione di semi-sconosciuto come il Professor Cock. Spero che il suo lavoro possa aiutare ad aprire una riscoperta dell' opus del filosofo (che termine riduttivo,poi, per il grande Brian J.Cock...) e che un nuovo risorgimento possa veder luce nella penisola Italica. Buon Lavoro Dott. Fracesco Scacchi -Milano postato da: brianco | 12:43 | commenti venerdì, febbraio 06, 2004 Brian J.Cock ,ventidue volte candidato a premi Nobel tra cui ricordiamo Scienza, Matematica ,Medicina, Filosofia e Pace. Per anni e anni vittima di una comunità scientifica malata di oscurantismo bigotto che ha dovuto infine piegarsi davanti alla grandezza delle nuove teorie e alla loro portata rivoluzionaria. postato da: brianco | 11:16 | commenti (2) giovedì, febbraio 05, 2004
Alla sinistra ,la piccola sorella Venice Anne Cock ,della quale si sa così poco che per molti anni i maggiori biografi hanno cercato di far sparire la foto che vi proponiamo. Morte all'oscurantismo.
Evviva la più grande mente filosofica degli ultimi 3 secoli. postato da: brianco | 14:06 | commenti (2) Brian J.Cock,il celeberrimo studioso che con somma modestia ha influenzato a tal punto lo sviluppo del pensiero critico e logico nella società occidentale dell'ultimo secolo da costringere i posteri a definire la sua opera "..[..]quanto di più rivoluzionario sia stato prodotto da un'accademico in tutta la storia degli ultimi tre secoli.Brian Cock adotta il modus operandi dei primi scettici e raggiunge la sublimazione della ars logica." (1926- New Philosophy- Oxford). "Un genio...[...]..un uomo..[..] .un[..]..quan[..]..proprio così" (1932- The Logic Digest- New York). postato da: brianco | 12:55 | commenti Brian J.Cock, dal precoce contributo alla meccanica dei quanti all'esuberante carriera filosofica, dal neopositivismo logico all'Intelligenza Artificiale. Tributo al genio rivoluzionario. postato da: brianco | 11:07 | commenti mercoledì, febbraio 04, 2004 BLOG Dedicato al grande Brian J.Cock, professore emerito. |